Inizia domani il Tempo di Quaresima, tempo propizio per approfondire, rivedere ed, eventualmente correggere, il nostro rapporto di fede, alla luce del mistero salvifico della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, unica fonte di salvezza per ogni uomo . Riteniamo, pertanto, opportuno pubblicare il messaggio inviato dal Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima 2012, quale indispensabile strumento di riflessione spirituale per un cammino di crescita interiore di ogni credente.
Il Terz' ordine Carmelitano adotterà il Messaggio del Papa quale strumento di catechesi nei primi due mercoledì di Tempo quaresimale, mentre tutta la comunità si ritroverà ogni giovedì alle ore 16,00 per il canto della tradizionale " Via Crucis" del Carmine.
A tutti gli auguri di un spiritualmente fruttuoso Tempo di Quaresima, tempo di Grazia!!!
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA QUARESIMA 2012
«Prestiamo attenzione gli uni agli altri,
per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)
Fratelli e sorelle,
la Quaresima ci offre ancora una volta l'opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l'aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. E' un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale.
Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10,24). E’ una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e l'accesso a Dio. Il frutto dell'accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù teologali: si tratta di accostarsi al Signore «con cuore sincero nella pienezza della fede» (v. 22), di mantenere salda «la professione della nostra speranza» (v. 23) nell'attenzione costante ad esercitare insieme ai fratelli «la carità e le opere buone» (v. 24). Si afferma pure che per sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v. 25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l'attenzione all'altro, la reciprocità e la santità personale.
1. “Prestiamo attenzione”: la responsabilità verso il fratello.
Il primo elemento è l'invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein,che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo, che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr Lc 12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell'occhio del fratello (cfr Lc 6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della stessa Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l'apostolo e sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Lett. enc. Populorum progressio [26 marzo 1967], n. 66).
L’attenzione all’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è «buono e fa il bene» (Sal 119,68). Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell'altro, desiderando che anch'egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. La Sacra Scrittura mette in guardia dal pericolo di avere il cuore indurito da una sorta di «anestesia spirituale» che rende ciechi alle sofferenze altrui. L’evangelista Luca riporta due parabole di Gesù in cui vengono indicati due esempi di questa situazione che può crearsi nel cuore dell’uomo. In quella del buon Samaritano, il sacerdote e il levita «passano oltre», con indifferenza, davanti all’uomo derubato e percosso dai briganti (cfr Lc 10,30-32), e in quella del ricco epulone, quest’uomo sazio di beni non si avvede della condizione del povero Lazzaro che muore di fame davanti alla sua porta (cfr Lc 16,19). In entrambi i casi abbiamo a che fare con il contrario del «prestare attenzione», del guardare con amore e compassione. Che cosa impedisce questo sguardo umano e amorevole verso il fratello? Sono spesso la ricchezza materiale e la sazietà, ma è anche l’anteporre a tutto i propri interessi e le proprie preoccupazioni. Mai dobbiamo essere incapaci di «avere misericordia» verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Invece proprio l’umiltà di cuore e l'esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all'empatia: «Il giusto riconosce il diritto dei miseri, il malvagio invece non intende ragione» (Pr 29,7). Si comprende così la beatitudine di «coloro che sono nel pianto» (Mt 5,4), cioè di quanti sono in grado di uscire da se stessi per commuoversi del dolore altrui. L'incontro con l'altro e l'aprire il cuore al suo bisogno sono occasione di salvezza e di beatitudine.
Il «prestare attenzione» al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo. Nella Sacra Scrittura leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9,8s). Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (cfr Mt 18,15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna - elenchein - è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr Ef 5,11). La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di «ammonire i peccatori». E’ importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recrimina-zione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. L’apostolo Paolo afferma: «Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu» (Gal 6,1). Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. Persino «il giusto cade sette volte» (Pr 24,16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr 1 Gv 1,8). E’ un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi.
2. “Gli uni agli altri”: il dono della reciprocità.
Tale «custodia» verso gli altri contrasta con una mentalità che, riducendo la vita alla sola dimensione terrena, non la considera in prospettiva escatologica e accetta qualsiasi scelta morale in nome della libertà individuale. Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Non così deve essere nella comunità cristiana! L’apostolo Paolo invita a cercare ciò che porta «alla pace e alla edificazione vicendevole» (Rm 14,19), giovando al «prossimo nel bene, per edificarlo» (ibid. 15,2), senza cercare l'utile proprio «ma quello di molti, perché giungano alla salvezza» (1 Cor 10,33). Questa reciproca correzione ed esortazione, in spirito di umiltà e di carità, deve essere parte della vita della comunità cristiana.
I discepoli del Signore, uniti a Cristo mediante l’Eucaristia, vivono in una comunione che li lega gli uni agli altri come membra di un solo corpo. Ciò significa che l'altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza. Tocchiamo qui un elemento molto profondo della comunione:la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, si verifica tale reciprocità: la comunità non cessa di fare penitenza e di invocare perdono per i peccati dei suoi figli, ma si rallegra anche di continuo e con giubilo per le testimonianze di virtù e di carità che in essa si dispiegano. «Le varie membra abbiano cura le une delle altre»(1 Cor 12,25), afferma San Paolo, perché siamo uno stesso corpo. La carità verso i fratelli, di cui è un’espressione l'elemosina - tipica pratica quaresimale insieme con la preghiera e il digiuno - si radica in questa comune appartenenza. Anche nella preoccupazione concreta verso i più poveri ogni cristiano può esprimere la sua partecipazione all'unico corpo che è la Chiesa. Attenzione agli altri nella reciprocità è anche riconoscere il bene che il Signore compie in essi e ringraziare con loro per i prodigi di grazia che il Dio buono e onnipotente continua a operare nei suoi figli. Quando un cristiano scorge nell'altro l'azione dello Spirito Santo, non può che gioirne e dare gloria al Padre celeste (cfr Mt 5,16).
3. “Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”: camminare insieme nella santità.
Questa espressione della Lettera agli Ebrei (10,24) ci spinge a considerare la chiamata universale alla santità, il cammino costante nella vita spirituale, ad aspirare ai carismi più grandi e a una carità sempre più alta e più feconda (cfr 1 Cor 12,31-13,13). L'attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, «come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio» (Pr 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio. Il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell’amore di Dio. Così la Chiesa stessa cresce e si sviluppa per giungere alla piena maturità di Cristo (cfr Ef 4,13). In tale prospettiva dinamica di crescita si situa la nostra esortazione a stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell'amore e delle buone opere.
Purtroppo è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di «trafficare i talenti» che ci sono donati per il bene nostro e altrui (cfr Mt 25,25s). Tutti abbiamo ricevuto ricchezze spirituali o materiali utili per il compimento del piano divino, per il bene della Chiesa e per la salvezza personale (cfr Lc 12,21b; 1 Tm 6,18). I maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede. Cari fratelli e sorelle, accogliamo l'invito sempre attuale a tendere alla «misura alta della vita cristiana» (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte [6 gennaio 2001], n. 31). La sapienza della Chiesa nel riconoscere e proclamare la beatitudine e la santità di taluni cristiani esemplari, ha come scopo anche di suscitare il desiderio di imitarne le virtù. San Paolo esorta: «gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10).
Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano l’urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone (cfr Eb 6,10). Questo richiamo è particolarmente forte nel tempo santo di preparazione alla Pasqua. Con l’augurio di una santa e feconda Quaresima, vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria e di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
martedì 21 febbraio 2012
giovedì 16 febbraio 2012
I GIOVEDI' di S. RITA UNA INESAURIBILE SORGENTE DI GRAZIA
Hanno preso il via stasera, in una Chiesa del Carmine colma di fedeli, gli attesissimi " Giovedì di Santa Rita", una tradizione più che mai viva e radicata nel cuore dei tantissimi devoti che si sono ritrovati, giungendo da tutte le parrocchie cittadine,nella Chiesa del Carmine, (sede augustana del culto alla Santa già dal XIX secolo), per iniziare il lungo cammino " Con Rita a Cristo" che li accompagnerà sino ai solenni festeggiamenti del prossimo mese di maggio.
Da giovedì prossimo, come ormai consuetudine,tutti i giovedì di Quaresima saranno preceduti dal canto della tradizionale " Via Crucis" , un momento anch'esso attesissimo, che vuole essere un concreto aiuto al fedele ad immergersi nel mistero della Croce, in compagnia diS.Rita che seppe abbracciare la Croce, assimilando la sua vita a quella del Cristo Crocifisso.
Ecco il programma per i Giovedì di S. Rita in Quaresima:
ORE 16,00 - CANTO DELLA VIA CRUCIS
ORE 16,30- SANTO ROSARIO
ORE 17,00- SANTA MESSA
ORE 17,45- CORONCINA e LAUDI a SANTA RITA
Al termine devoto bacio della Reliquia della " Santa degli Impossibili"
Da giovedì prossimo, come ormai consuetudine,tutti i giovedì di Quaresima saranno preceduti dal canto della tradizionale " Via Crucis" , un momento anch'esso attesissimo, che vuole essere un concreto aiuto al fedele ad immergersi nel mistero della Croce, in compagnia diS.Rita che seppe abbracciare la Croce, assimilando la sua vita a quella del Cristo Crocifisso.
Ecco il programma per i Giovedì di S. Rita in Quaresima:
ORE 16,00 - CANTO DELLA VIA CRUCIS
ORE 16,30- SANTO ROSARIO
ORE 17,00- SANTA MESSA
ORE 17,45- CORONCINA e LAUDI a SANTA RITA
Al termine devoto bacio della Reliquia della " Santa degli Impossibili"
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DEVOZIONI
domenica 12 febbraio 2012
LA LUCE di LOURDES ILLUMINA il CARMINE
Neppure le avverse condizioni metereologiche che hanno, purtroppo, caratterizzato l'inizio del mese di febbraio, sono bastate a dissuadere i tantissimi fedeli che, giunti da tutte le parrocchie cittadine, si sono ritrovati ogni sera nella Chiesa del Carmine, per la tradizionale novena in onore della B.V. Maria di Lourdes.
Tanta sentita partecipazione ha, come sempre, toccato il culmine nel giorno della festa liturgica . Sabato 11 febbraio, malgrado le avverse condizioni atmosferiche, un vero popolo di devoti si è raccolto ai piedi della SS. Vergine per pregarla e ringraziarla. Dopo la solenne liturgia Eucaristica, preceduta dall'Ora di Adorazione e dal Santo Rosario, si è snodata l'attesa processione Eucaristica tra le vie limitrofe alla Chiesa del Carmine, tra canti e preghiere, alla luce delle candele accese, si è respirata l'aria di Lourdes, alla cui processione Eucaristica i fedeli augustani si sono spiritualmente uniti.
Sulla Mensa Eucaristica brillava quest'anno la luce di due candele, donate alla nostra comunità, provenienti dal grande candeliere conico della Grotta di Massabielle, un prezioso dono che ha ancor più sottolineato la radicata devozione alla Vergine Maria di Lourdes, devozione introdotta nell'immediato dopoguerra dall'allora rettore Don Liggeri , proprio per sottolineare il profondo legame tra i due titoli mariani, va ricordato infatti che le apparizioni di Lourdes, iniziate l'11 Febbraio 1858 si conclusero il 16 Luglio 1858, giorno in cui la Chiesa Universale festeggia Maria sotto il titolo del Carmelo.
Di seguito l'ampio reportage fotografico del giorno della festa:
Il Priore del T.O.C. guida l'Ora di Adorazione Eucaristica
L'Arciprete Don Gaetano Incardona presiede la solenne liturgia Eucaristica in una Chiesa del Carmine gremita di fedeli.
Il Terz'Ordine Carmelitano, anima e motore dei festeggiamenti, impegnato ad animare la liturgia, egregiamente coadiuvato dal Maestro Salvatore Passanisi
Padre Demetrio guida la processione Eucaristica
Alcuni scatti durante il percorso processionele
Al rientro in chiesa la Solenne Benedizione Eucaristica
E per finire la gioia dei vincitori del tradizione sorteggio e del Terz'Ordine Carmelitano.
Tanta sentita partecipazione ha, come sempre, toccato il culmine nel giorno della festa liturgica . Sabato 11 febbraio, malgrado le avverse condizioni atmosferiche, un vero popolo di devoti si è raccolto ai piedi della SS. Vergine per pregarla e ringraziarla. Dopo la solenne liturgia Eucaristica, preceduta dall'Ora di Adorazione e dal Santo Rosario, si è snodata l'attesa processione Eucaristica tra le vie limitrofe alla Chiesa del Carmine, tra canti e preghiere, alla luce delle candele accese, si è respirata l'aria di Lourdes, alla cui processione Eucaristica i fedeli augustani si sono spiritualmente uniti.
Sulla Mensa Eucaristica brillava quest'anno la luce di due candele, donate alla nostra comunità, provenienti dal grande candeliere conico della Grotta di Massabielle, un prezioso dono che ha ancor più sottolineato la radicata devozione alla Vergine Maria di Lourdes, devozione introdotta nell'immediato dopoguerra dall'allora rettore Don Liggeri , proprio per sottolineare il profondo legame tra i due titoli mariani, va ricordato infatti che le apparizioni di Lourdes, iniziate l'11 Febbraio 1858 si conclusero il 16 Luglio 1858, giorno in cui la Chiesa Universale festeggia Maria sotto il titolo del Carmelo.
Di seguito l'ampio reportage fotografico del giorno della festa:
Il Priore del T.O.C. guida l'Ora di Adorazione Eucaristica
L'Arciprete Don Gaetano Incardona presiede la solenne liturgia Eucaristica in una Chiesa del Carmine gremita di fedeli.
Il Terz'Ordine Carmelitano, anima e motore dei festeggiamenti, impegnato ad animare la liturgia, egregiamente coadiuvato dal Maestro Salvatore Passanisi
Padre Demetrio guida la processione Eucaristica
Alcuni scatti durante il percorso processionele
Al rientro in chiesa la Solenne Benedizione Eucaristica
E per finire la gioia dei vincitori del tradizione sorteggio e del Terz'Ordine Carmelitano.
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venerdì 3 febbraio 2012
SAN BIAGIO 1912-2012 - CENTO ANNI AL CARMINE!!!!
Il secondo giorno dei festeggiamenti in onore della Madonna di Lourdes, segna, come di consueto, uno dei più sentiti appuntamenti tra i fedeli augustani, ovvero la festa in onore di San Biagio.
Una festa di San Biagio ancor più viva e partecipata, o meglio, una doppia festa quella appena celebrata nella Chiesa del Carmine, visto che quest'anno ricorreva non solo la festività liturgica del santo martire, ma anche il primo centenario dei festeggiamenti nella Chiesa che fu dei Padri Carmelitani, e che, dal 1912 , è divenuta sede del culto al santo taumaturgo.
Centinaia di fedei provenienti da tutte le parrocchie cittadine si sono stretti attorno al Terz'Ordine Carmelitano, per pregare insieme il santo vescovo, invocato con fede quale potente protettore contro i mali di gola.
Augusta ha sempre venerato con fervore il Vescovo e medico di Sebaste, fatto decapitare per la sua fede nel 316 d.C., a lui si sono sempre attribuiti molti miracoli, ed una particolare protezione contro i mali di gola in virtù del miracolo operato su un bambino afflitto da una lisca di pesce conficcata nella gola, miracolo che, secondo la tradizione, il Vescovo avrebbe operato mentre veniva condotto al patibolo.
Secondo fonti storiche locali, la prima chiesa edificata in onore di San Biagio, risalirebbe al XIV secolo, la chiesa rovinò dopo il sisma del 1693, ma venne successivamente rialzata, l'ubicazione era all'incrocio tra le vie Megara e Roma.
Nel 1729 accanto alla chiesa venne costruito un convento-eremo per ospitare gli eremiti che sino ad allora avevano dimorato accanto la chiesa del Sacramento al Circolo, divenuta Parrocchia di San Sebastiano.
Purtroppo la legge di soppressione del 1866 si abbattè anche sugli Eremiti di San Biagio,soppressa la comunità il comune adibì i locali conventuali a scuole, mentre l'antica chiesa continuò ad essere officiata.
Agli inizi del secolo scorso l'intero plesso venne venduto all'asta e, conseguentemente, nel 1912 la chiesa fu abbattuta per far posto a civili abitazioni; tuttavia la radicata devozione verso il Vescovo e medico di Sebaste non andò perduta. Distrutta la chiesa, il seicentesco simulacro trovò collocazione nella Chiesa del Carmine, dove le Terziarie Carmelitane, monache di casa, ne mantennero vivo il culto, continuando, tra l'altro, a prepaare i tradizionali " Cuddureddi i San Brasi", biscotti secchi di forma circolare, con chiaro riferimento al cavo faringeo, alla gola, di cui San Biagio è invocato protettore.
Una tradizione profondamente sentita e mantenuta viva nel corso dell'intero secolo, dall'impegno e dalla devozione del Terz'Ordine Carmelitano, cui si deve il merito di aver saputo conservare e trasmettere alle nuove generazioni una delle pagine di religiosità popolare, profonda e semplice, che contrddistingueva la fede di chi ci ha preceduto.
Unico rammarico che non si può certo tacere, resta la distruzione dell'antico simulacro di San Biagio, eloquente segno dell'ignoranza e dell'incuria del tempo,che fece sì che l'antica scultura venisse sostituita con l'attuale simulacro in gesso, opera di modestissima fattura anche se oggetto di grande ed immutata devozione durante l'intero anno e non solo nel giorno della festività liturgica.
Una festa di San Biagio ancor più viva e partecipata, o meglio, una doppia festa quella appena celebrata nella Chiesa del Carmine, visto che quest'anno ricorreva non solo la festività liturgica del santo martire, ma anche il primo centenario dei festeggiamenti nella Chiesa che fu dei Padri Carmelitani, e che, dal 1912 , è divenuta sede del culto al santo taumaturgo.
Centinaia di fedei provenienti da tutte le parrocchie cittadine si sono stretti attorno al Terz'Ordine Carmelitano, per pregare insieme il santo vescovo, invocato con fede quale potente protettore contro i mali di gola.
Augusta ha sempre venerato con fervore il Vescovo e medico di Sebaste, fatto decapitare per la sua fede nel 316 d.C., a lui si sono sempre attribuiti molti miracoli, ed una particolare protezione contro i mali di gola in virtù del miracolo operato su un bambino afflitto da una lisca di pesce conficcata nella gola, miracolo che, secondo la tradizione, il Vescovo avrebbe operato mentre veniva condotto al patibolo.
Secondo fonti storiche locali, la prima chiesa edificata in onore di San Biagio, risalirebbe al XIV secolo, la chiesa rovinò dopo il sisma del 1693, ma venne successivamente rialzata, l'ubicazione era all'incrocio tra le vie Megara e Roma.
Nel 1729 accanto alla chiesa venne costruito un convento-eremo per ospitare gli eremiti che sino ad allora avevano dimorato accanto la chiesa del Sacramento al Circolo, divenuta Parrocchia di San Sebastiano.
Purtroppo la legge di soppressione del 1866 si abbattè anche sugli Eremiti di San Biagio,soppressa la comunità il comune adibì i locali conventuali a scuole, mentre l'antica chiesa continuò ad essere officiata.
Agli inizi del secolo scorso l'intero plesso venne venduto all'asta e, conseguentemente, nel 1912 la chiesa fu abbattuta per far posto a civili abitazioni; tuttavia la radicata devozione verso il Vescovo e medico di Sebaste non andò perduta. Distrutta la chiesa, il seicentesco simulacro trovò collocazione nella Chiesa del Carmine, dove le Terziarie Carmelitane, monache di casa, ne mantennero vivo il culto, continuando, tra l'altro, a prepaare i tradizionali " Cuddureddi i San Brasi", biscotti secchi di forma circolare, con chiaro riferimento al cavo faringeo, alla gola, di cui San Biagio è invocato protettore.
Una tradizione profondamente sentita e mantenuta viva nel corso dell'intero secolo, dall'impegno e dalla devozione del Terz'Ordine Carmelitano, cui si deve il merito di aver saputo conservare e trasmettere alle nuove generazioni una delle pagine di religiosità popolare, profonda e semplice, che contrddistingueva la fede di chi ci ha preceduto.
Unico rammarico che non si può certo tacere, resta la distruzione dell'antico simulacro di San Biagio, eloquente segno dell'ignoranza e dell'incuria del tempo,che fece sì che l'antica scultura venisse sostituita con l'attuale simulacro in gesso, opera di modestissima fattura anche se oggetto di grande ed immutata devozione durante l'intero anno e non solo nel giorno della festività liturgica.
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VITA DEL T.O.C.
lunedì 9 gennaio 2012
8 GENNAIO 2012 IL T.O.C. IN ASSEMBLEA PASTORALE
Un 2012 che si apre sotto i migliori auspici per la fraternita di Augusta.
Domenica 8 gennaio l'Arcivescovo Mons.Pappalardo accompagnato dal Vicario generale della Diocesi, Mons. Aliotta, ha incontrato in Assemblea Pastorale la comunità della Chiesa Madre di Augusta, di cui è parte il Terz'Ordine Carmelitano. Presidente e vice presidente della fraternita hanno presentato all'arcivescovo la complessa ed affascinante reltà del carmelo augustano, offrendo a nome della fraternita, presente in larghissima rappresentanza, un significativo omaggio, un libro fotografico che illustra la vita, l'arte e le tradizioni della chiesa del Carmine e, naturalmente, del Terz'Ordine che ne è anima e motore.
Di seguito l'ampio reportage fotografico dei più significativi momenti della funzione.
Alcuni momenti della solenne concelebrazione Eucaristica
L'Assemblea Pastorale, l'Arciprete Don Incardona presenta la complessa realtà della Parrocchia Madrice di Augusta
Il caloroso incontro con il Terz' Ordine Carmelitano
Domenica 8 gennaio l'Arcivescovo Mons.Pappalardo accompagnato dal Vicario generale della Diocesi, Mons. Aliotta, ha incontrato in Assemblea Pastorale la comunità della Chiesa Madre di Augusta, di cui è parte il Terz'Ordine Carmelitano. Presidente e vice presidente della fraternita hanno presentato all'arcivescovo la complessa ed affascinante reltà del carmelo augustano, offrendo a nome della fraternita, presente in larghissima rappresentanza, un significativo omaggio, un libro fotografico che illustra la vita, l'arte e le tradizioni della chiesa del Carmine e, naturalmente, del Terz'Ordine che ne è anima e motore.
Di seguito l'ampio reportage fotografico dei più significativi momenti della funzione.
Alcuni momenti della solenne concelebrazione Eucaristica
L'Assemblea Pastorale, l'Arciprete Don Incardona presenta la complessa realtà della Parrocchia Madrice di Augusta
Il caloroso incontro con il Terz' Ordine Carmelitano
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